Thursday, November 12, 2009

家でやろう。Quando le buone maniere si imparano sul treno.


Fonte Tokyo Metro

A dire il vero sono trascorsi quasi due anni dalla comparsa dei primi manner poster nelle stazioni della Tokyo Metro, e le prime reazioni furono in assoluto le più interessanti.
Vedere i propri comportamenti ritratti pubblicamente fece arrossire alcuni viaggiatori che, nel migliore dei casi, si rassegnarono ad abbandonare certe abitudini. Altri no.

La scena in assoluto più frequente è tutt'ora questa: sciatte e pallide fanciulle che, in poche fermate di metro, si trasformano in scintillanti principesse.

Fonte Tokyo Metro

Negli ultimi mesi il leggendario stato di ubriachezza serale di certi salary-man si è notevolmente ridotto - soprattutto grazie alla crisi economica, ma provate a farvi un giro sulla Yamanote-sen durante il fine settimana, magari in tarda serata.

Fonte Tokyo Metro

I poster attualmente pubblicati sono venti, per vederli tutti fate clic qui.
Per assistere alle scene dal vivo, invece, fate un bel viaggio a Tokyo. Sperando che i manner poster non raggiungano l'effetto sperato in tempi troppo brevi :)

Friday, November 6, 2009

Zang Tumb Tumb a Manhattan

Composizione di foto di Dede* + Quadro di Tamara

Nel 1929 Tamara de Lempicka dipinse il suo quadro intitolato New York (in alto a destra).
Molti la ricorderanno nel suo autoritratto di donna futurista al voltante di un’automobile con uno sguardo degno di Thelma & Luise... Anche lei aveva “lanciato la sua sfida alle stelle...”. Così come i futuristi dichiaravano nel loro manifesto d’esordio pubblicato su Le Figaro nel 1909.


Creatività, futuro, rottura, parole in libertà, sorpresa, provocazione, internazionalità, antipassatismo, emancipazione, verticalità... queste parole danno già un'idea di cosa ci sia stato di buono nel futurismo, ma sorprendentemente, si potrebbero usare anche per descrivere un aspetto di New York, come quello per cui un locale non dura più di qualche anno e dove “l’andare oltre” è un po’ un diktat implicito in ogni foglia che si muova.

U. Boccioni: Dinamismo di un calciatore (1913)

Proprio questo mese, si celebrerà il centenario del futurismo nella Big Apple, grazie a Proforma, la Biennale dedicata alle forme d’arte live. Ma a collegare il futurismo e New York c’è anche l’artista Athos Cesarini, detto il pittore futurista italiano d’America che ha ritratto tutta New York con un tratto degno di Balla&Co.

Quadro di Athos Cesarini

Il futurismo si espande nella città fermandosi in una sala del museo più commovente (per gli amanti dell’arte moderna e contemporanea) di Manhattan, il MOMA, dove i trovano alcune delle opere più rappresentative di questa rivoluzione di forme e di energie pittoriche.

Foto di Dede*

A Boccioni sarebbe senz'altro piaciuto che le sue opere fossero incorniciate dai grattacieli

Anche se il futurismo fallì la sua rivoluzione artisitca, piegandosi al potere politico, dai semi della sua dirompente energia sono nati anche degli spunti positivi per il futuro, alcuni tutt’ora attuali (una chicca: aprendo il disco dei Duran Duran del 1988, scoprirete che è la copia del Poema del vestito di latte, opera futurista del 1937).
(* Dede di varie-ed-eventuali-blog.blogspot.com grazie!!!).

Sunday, November 1, 2009

初雪。Onsen e la prima neve.


Durante il weekend appena trascorso, in cui abbiamo toccato temperature a dir poco estive, in tutti i telegiornali si è parlato della prima e decisamente precoce nevicata che ha imbiancato l'isola di Hokkaido, all'estremo Nord del Giappone.

Per via di una corrente d'aria fredda proveniente dal Continente asiatico, da domani le temperature si abbasseranno bruscamente di 15 gradi, facendoci vivere in anticipo la stagione fredda che generalmente fa capolino a fine novembre. Brrr.
Insomma poche scuse per chi non ha ancora effettuato il cambio di stagione: fuori dagli armadi piumoni, pigiami di flanella e maglioni caldi.


Per chi ama la stagione fredda, però, potrebbe essere anche un'ottima scusa per organizzare un weekend in un'accogliente onsen, la tipica stazione termale giapponese. Da Tokyo le onsen più vicine si trovano nelle famose località di Hakone, immersa tra i monti, e Atami, che si affaccia invece sul mare. Entrambi illustratissime in tutte le guide e raggiungibili in un paio d'ore di treno. Bellissime anche alcune stazioni termali della prefettura di Gunma, ma un po' più difficili da raggiungere senza automobile e catene per la neve (il mio amico Luca ci porterà la famiglia a Capodanno, date un'occhiata qui).


Per chi decide di avventurarsi più a Nord, le zone più famose si trovano nelle prefetture di Nagano e Niigata. Attrezzatissime stazioni sciistiche e ryokan (locande) dotate di onsen sia al chiuso che all'aperto richiamano migliaia di visitatori ogni anno, molti dei quali si ripromettono di ripetere regolarmente questa esperienza diventando affezionati clienti fissi delle ryokan.

L'onsen al chiuso riproduce fedelmente il bagno caldo presente in ogni ryokan tradizionale, con la differenza che l'acqua è di origine termale. Non preoccupatevi perciò delle piccole tracce di muschi che fluttuano nell'acqua calda, si tratta dei "fiori della roccia" che vengono trascinati dalla corrente calda e fanno benissimo alla pelle.



Se invece volete provare un'esperienza decisamente unica, provate a immergervi nell'onsen all'aperto, chiamata rotenburō 露天風呂う (letteralmente "fare il bagno sotto al cielo"). Nelle moderne stazioni termali, il rotenburō si trova generalmente nell'attico della struttura, in una terrazza appositamente adibita. Nelle ryokan tra i monti, invece, il rotenburō è quasi sempre dislocato al piano terra (il primo piano in Giappone), annesso all'onsen al chiuso.


Le semplici regole da rispettare nei bagni termali giapponesi sono le stesse in ogni località.
Prima di immergersi nel furō (la vasca con l'acqua calda), è necessario lavarsi lungamente e per bene con il piccolo asciugamano che si riceve insieme alla biancheria della stanza. Shampoo, balsamo e bagnoschiuma sono sempre predisposti davanti a ogni doccia. Lavate bene e strizzate il vostro piccolo asciugamano prima di entrare nella vasca, facendo attenzione a non immergerlo nell'acqua calda. Semplicemente ripiegatelo e poggiatelo sulla vostra testa, oppure in un angolo vicino a voi senza dimenticarlo quando uscirete dalla stanza.

Ciò che personalmente amo di più quando mi reco in una ryokan tradizionale è la bontà e l'incredibile assortimento di cibi che si possono gustare sia a cena che a colazione.


Generalmente si tratta di piatti tipici della località, ricchi di verdure e pesce di stagione. Nelle zone di montagna anche la carne di selvaggina è molto apprezzata. La cena è servita sempre abbastanza presto rispetto alle nostre abitudini occidentali, e l'orario desiderato va comunicato in reception (in genere non più tardi delle 19:00).

La colazione è sempre in versione tradizionale giapponese: riso bianco caldo, frittata dolce, zuppa di miso, sottaceti, pesce grigliato, verdure di ogni tipo, tè caldo. Se siete poco propensi a mangiare salato la mattina, optate per le ryokan che servono anche la colazione internazionale (sono poche ma non difficili da trovare).


Sebbene in Giappone non sia assolutamente in uso lasciare la mancia quando si paga il conto, nelle ryokan funziona diversamente. Ricordatevi di lasciare una piccola mancia alla persona che vi accompagnerà nella stanza appena arrivati (e non quando andrete via, mi raccomando), facendo cura di avvolgere la banconota in un foglio di carta (va bene anche uno dei kleenex che troverete nella stanza). È un piccolo gesto di buona educazione che disporrà meglio il personale dell'hotel nei vostri confronti e renderà il vostro soggiorno ancora più piacevole.

Tuesday, October 27, 2009

ORLO: il guru del taglio

Un edificio al Meatpacking D.

Il Meatpacking District continua a essere il quartiere di quelle che io chiamo "le chicche neworchesi" del momento. Ricordate l'acconciatura di Gwyneth Paltrow agli oscar? O il taglio di Madonna sulla copertina di Ray of light? La mano che per 10 dollari al minuto realizza i tagli più trendy di New York è sempre la stessa: quella di Orlando Pita.

immagine presa da google search

Il suo salone si trova in pieno Meatpacking District, al numero 34 di Gansevoort Street. Per circa 850 dollari chiunque (su appuntamento) può entrare in questo tempio della capigliatura per un taglio. Nel prezzo è però compreso anche un massaggio alla testa di 15 minuti.

foto da www.style.com

Orlando vive a Tribeca e da anni collabora con i più alti nomi della moda, da Gucci a Dior, da Prada a Narciso Rodriguez. È un grande amante di New York "la città che non dorme mai è il centro del mio lavoro, della mia famiglia e della mia aspirazione. Un luogo per osservare le persone".

immagine da http://nymag.com

Sul numero di Traveller uscito in Spagna questo mese, c'è una bella intervista al guru del taglio, a cui si chiede quali siano i suoi posti favoriti di Manhattan. E visto che ho qui una copia della rivista, condivido con piacere: il Rick Owens Shop (questo me lo aspettavo),


da una sfilata di Rick Owens

il ristorante NOBU (sì ovvio, anche se un anno fa ci fu lo scandalo delle mance trattenute ai camerieri e del pesce non proprio a norma...) e visitare il High Park Line (al momento se non lo fai è inutile andare a NY).

foto di Barry Munger

Per dovere di cronaca, riporto anche la boutique di Sally Herschberger al 425 West della quattordicesima (è lei la forbice che rese celebre Meg Ryan per il taglio corto).

Sally, foto presa dal suo sito

Io provai a rifarmelo a Milano con tanto di pagina di giornale alla mano (una scena che mi ha fatto sempre ridere dal parrucchiere) e non venne neanche male. Pagai molto meno ma... nessun massaggio. E, soprattutto, nessuno Orlando.

Sunday, October 18, 2009

御神籤。A pesca di fortuna.

foto by Jpellgen

Quest'anno riuscirò a sposarmi? Oppure a traslocare? E troverò un buon lavoro?
La risposta è nascosta in uno dei cento cassetti posizionati poco prima dell'entrata di molti Templi sia scintoisti che buddisti, dove è tradizione estrarre l'omikuji, soprattutto a Capodanno.

Si tratta di un'antica usanza di origine cinese che prevede l'estrazione di un lungo bastoncino di legno da una scatola metallica a forma di prisma esagonale. La cifra incisa nel bastoncino corrisponde a un preciso cassetto che, una volta aperto, svelerà la nostra sorte.


Foto by Sockazu

Dato il grande afflusso di turisti da tutto il mondo, nei Templi più visitati la predizione è accuratamente tradotta in inglese.
Le possibili divinazioni sono 12: grande fortuna (dai-kichi, 大吉), media fortuna (chū-kichi, 中吉), piccola fortuna (shō-kichi, 小吉), fortuna (kichi, 吉), mezza fortuna (han-kichi, 半吉), quasi fortuna (sue-kichi, 末吉), quasi piccola sfortuna (sue-shō-kichi, 末小吉), sfortuna (kyō, 凶), piccola sfortuna (shō-kyō, 小凶), mezza sfortuna (han-kyō, 半凶), quasi sfortuna (sue-kyō, 末凶), grande sfortuna (dai-kyō, 大凶).

Nella migliore delle ipotesi, estrarrete un biglietto contenente una buona predizione e lo conserverete con voi. In caso contrario, non demordete: basterà ripiegare il bigliettino e annodarlo negli appositi fili predisposti nei Templi, pregando che l'infausta predizione rimanga impigliata e possiate discostarvene.

Monday, October 12, 2009

Agli o zaffiri? Lasciatevi guidare...

Una prelibatezza de Le Bernardin

Anni fa lessi un libro meraviglioso che consiglio a tutti gli appassionati di alta cucina e di Manhattan: Aglio e Zaffiri, Vita segreta di una gastronoma mascherata, di Ruth Rachel, ex critico gastronomico del "New York Times". Per evitare facili favoritismi, Ruth si camuffava sempre prima di cenare in un ristorante. Il libro riporta le sue mascherate e i suoi relativi articoli. Purtroppo, la rivista Gourmet da lei diretta ha chiuso i battenti pochi giorni fa. Ma poco importa. Sono menzionati tutti i migliori ristoranti di Manhattan.

Intanto, la guida Michelin ha appena comunicato l’elenco dei ristoranti top di New York: primo il Daniel (3 stelle, di Daniel Boulud, le cappesante caramellate con teneri spinaci novelli mi sembrano un piatto interessante),

Daniel, foto presente sul sito

seguito da Le Bernardin (cucina francese a base di pesce, si trova vicino Time Square, il sito è spettacolare),

homepage di Le Bernardin

Jean Georges, con un menu in offerta per questo autunno a partire da 40 dollari e accanto a Central Park,

La sala del Jean Georges, da una foto del loro sito

il Masa (caruccio, sui 500 dollari a testa)... se volete andare oltre nella classifica ecco qui il link, preso paro paro dal Paperogiallo (l'imperdibile blog di Stefano Bonilli), da cui è partita l’idea di questo post (grazie per l'ispirazione).

Personalmente, aldilà delle preferenze personali, in casa dei newyorchesi ho sempre visto la Zagat. Secondo me è questa la prima guida gastronomica di New York. Il progetto è di Tim e Nina Zagat, che da trent’anni pubblicano la guida con i commenti dei clienti, delle persone comuni che si recano a cena fuori (a proposito, sulla nuova guida 2010 del Il Sole 24 di Davide Paolini che segue lo stesso principio, ci sono alcune recensioni su Roma di The City, mi auguro che possano essere utili anche a qualcuno di voi in visita nella Capitale).

Insomma, dalle stelle alle Zagat, a ognuno la sua guida. Se, invece, ve la cavate bene ai fornelli e preferite sperimentare nuovi orizzonti culinari direttamente nella vostra cucina, il consiglio è di fare un salto da Chef Restaurant Supply, dove - gatto a parte - troverete qualunque utensile per le vostre appetitose creazioni.

Interno del negozio

A cat in the kitchen's store

Sunday, October 4, 2009

日本の野菜。Verdure con gli occhi a mandorla

Durante le mie recenti incursioni nella campagna giapponese mi sono imbattuta nelle primizie d'autunno che, sebbene vedano il riso nuovo come protagonista assoluto del raccolto, non sfigurano in quanto a varietà e ricchezza di gusto.

Zucche giganti, patate viola, patate dolci. Ogni ortaggio è protagonista per forma e consistenza, sapore e colore.

Chissà se avete mai sentito parlare dei famosi goya, simili a cetrioli bitorzoluti dal gusto amarognolo tipici della cucina di Okinawa. Ottimi frullati con latte e banane, per una colazione a tutta energia.

Queste particolari patate chiamate satoimo (conosciute nel mondo occidentale come colocasia), dal gusto leggermente dolce e vellutato, sono tra gli ingredienti base del tipico stufato di verdure chiamato nimono. Sono ottime anche solo lessate e accompagnate da un buon bicchierino di sake.

Dopo l'estate afosa e umida, in autunno il Giappone compie un breve risveglio prima di affrontare il lungo e sonnecchioso inverno. Nei giardini e nei parchi è un tripudio di colori, e presto gli aceri vireranno sui toni del rosso per dare luogo all'annuale spettacolo del momiji.

L'aria si è fatta finalmente fresca e il cielo è terso. Anche quest'anno, ha inizio la stagione più bella.